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martedì 18 agosto 2015

Tre di tre

Non credo che Matteo Salvini sappia chi sia Georges Sorel, sindacalista rivoluzionario vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ma l'idea del leader leghista di bloccare l'Italia per tre giorni per mettere in crisi le casse dello Stato mi ha fatto venire in mente la teoria dello sciopero generale a oltranza del pensatore francese (il quale del resto negli ultimi anni di vita mostrò qualche simpatia per l'estrema destra fascisteggiante). 
Ovviamente, non bisogna prendere troppo sul serio gli slogan di Salvini, specialmente se coincidono con un calo nei sondaggi elettorali. Non c'è nulla di male però nel giocare con la fantasia immaginando che cosa potrebbe succedere se davvero si realizzasse un evento simile. Ad esempio, come reagirebbe la gente se si accorgesse di poter vivere per tre giorni senza quei beni di consumo che oggi come oggi vengono ritenuti imprescindibili? E senza le garanzie offerte dallo Stato?
Forse dopo tre giorni molti non vorrebbero più tornare alla 'normalità' - virgolette d'obbligo per un sistema che sta creando crisi ambientali e sociali di ogni genere. Forse farebbero anche a meno dei vari 'Matteo' - Salvini e Renzi - in un rinnovato sforzo di autodeterminazione contro le metastasi neoliberali e populiste. O forse non succederebbe proprio nulla, chissà. Sta di fatto che quest'esperienza andrebbe forse tentata. Dal diamante non nasce niente, ma persino da Salvini forse possono nascere i fiori.

mercoledì 1 aprile 2015

Estremismo stabilizzatore

Alla faccia dei tanti ammiratori, anche sinistroidi, del Front National di Marie Le Pen, il centro-destra gollista è resuscitato alle elezioni amministrative francesi, ottenendo probabilmente il più grande successo della storia (si fa per dire, quando l'affluenza alle urne fatica ad arrivare al 50%). Persino un impresentabile politico come Nikolas Sarkozy è riuscito a tornare alla ribalta.
Ho la netta impressione che, a parte qualche fuoco di paglia locale, in tutti i paesi i vari estremismi di destra saranno sconfitti dal loro corrispettivo 'moderato' (che in Italia ad esempio prenderà l'aspetto del PD) e tutto ciò rafforzerà l'impressione che ho sempre avuto, cioé che l'estremismo di destra, malgrado tante giaculatorie sulla sovranità nazionale e l'uscita dalla UE, sia funzionale ai vari potentati neoliberale, di destra o di sinistra che siano.
E' vero, il FN ha ottenuto il 40% dei consensi, per cui al netto dell'astensione riceve il sosteno di circa il 25% dei francesi, ma sarà sufficiente per fermare la coalizione rosso-blu (a questo punto decisamente più blu) che sosterrà a spada tratta il candidato presidente opposto alla leader del FN? Molto improbabile.
Insomma, l'estrema destra mi sembra un ottimo strumento al servizio delle strategie il cui fine è cambiare tutto per non cambiare niente, utile per prendere elementi di contestazione reale (la dittatura bancaria europea, ad esempio) e gettarli alle ortiche snaturandoli; mentre le coalizioni 'avverse' si sentiranno 'costrette' a qualche misura anti-immigrazione più severa e/o a qualche trovata a effetto sulla 'sicurezza'.
Matteo Salvini, avendo forse fiutato l'aria che tira, è tornato sui suoi passi accettando l'accordo con Forza Italia, una manovra probabilmente non piaciuta a Casa Pound e agli altri improvvisati alleati di questi ultimi tempi. Tutto sembra pronto per il solito copione: affluenza ai minimi storici e 'straripante' affermazione del PD, che permetterà a Renzi di vantarsi di essere un 'vincente'. Anche in Italia, si direbbe che l'estremismo di destra, se non esistesse, bisognerebbe inventarlo