Tra gli indecenti appelli al silenzio di Alfano e le sproloquiare leghista, è molto difficile trovare il giusto modo giusto per affrontare la tragedia del mare di ieri. Forse ci vorrebbe un dignitoso silenzio, anche perché parlare dopo suona sempre fuori luogo. Tuttavia, per non stare completamente zitto, propongo un articolo sulle migrazioni che scrissi qualche tempo fa su Decrescita Felice Social Network e le cui argomentazioni, alla luce anche del massacro di Lampedusa, mi sembrano più attuali che mai.
venerdì 4 ottobre 2013
domenica 22 settembre 2013
Giù le mani dai NO TAV
Prima o poi doveva capitare, era inevitabile. Le BR, vecchie o nuove che siano, hanno da sempre l'abitudine di attaccarsi come parassiti a tutto ciò che è vitale e vigoroso, per succhiarne l'energia distruggendo l'organismo ospite senza in cambio ottenere granché. Come novelli Re Mida, tutto quello che toccano lo trasformano in merda.
Adesso vogliono provarci con i NO TAV, ossia con un movimento realmente di popolo - cosa a cui le BR, veri e propri radical-chic dal grilletto facile, non hanno mai assomigliato lontanamente - osteggiato dai due maggiori partiti, espressione delle lobby legate alla costruzione di questa opera inutile, capaci solo di presentare i propri contestatori come il peggiore dei mali del mondo. L'attestato di simpatia delle BR è la classica ciliegina sulla torta per infangare definitivamente il movimento.
Il movimento NO TAV, con la sua azione dal basso, in questi anni si è dimostrato un baluardo di democrazia, una ripresa di coscienza contro l'espropriazione dei cittadini dal controllo sulla propria comunità.Il verticismo criminale delle BR e quello burocratico dei partiti politici rappresentano due lati della stessa medaglia, della stessa oppressione. Come le BR militarizzavano la militanza politica svuotandola di qualsiasi significato ideale, oggi le forze politiche militarizzano il territorio e attraverso l'esercito mascherano la loro totale sudditanza ai potentati economici, nonché l'assenza di qualsiasi progettualità che vada oltre la riproposizione di vecchi e logori assunti sulla crescita.
In un contributo pubblicato sul sito Web del movimento, i NO TAV hanno ancora una volta indicato la via da seguire:
"Servono narrazioni nuove che sappiano costruire ragionamenti liberi.
Servono ancora di più iniziative, dibattiti, lotta, che aiutino il
movimento no tav a resistere e a vincere. Serve oggi più che mai
l’energia di quanti hanno conosciuto questo problema e oggi si sentono
no tav. Ancora una volta serve ripartire e rispondere con la pratica dei
gesti quotidiani, una parola detta a chi ancora non è informato, una
marcia contro il cantiere, un’assemblea, una semplice bandiera no tav
appesa al balcone di casa".
domenica 15 settembre 2013
L'inizio o la fine
L'invio di navi da guerra cinesi nel Mediterraneo segna probabilmente l'inizio di una nuova era nelle relazioni internazionali, dove la Cina si eleva definitivamente a superpotenza planetaria quasi pari agli Stati Uniti: manca solo di condividere il privilegio di disporre di stabili basi militari fuori dal territorio nazionale.
Se questo intervento servirà, come pare, ad evitare una guerra in Siria o in altre parti del mondo, ciò è solo positivo. Tuttavia è bene riflettere seriamente sugli scenari che si aprono dopo il consolidamento dell'alleanza Cina-Russia, soprattutto se ciò porterà a un rafforzamento delle relazioni USA-Unione Europea, un pericoloso risiko di alleanze nel secolo che sarà segnato dalla crisi ecologica e dal picco del petrolio e delle materie prime. Probabilmente sarà fondamentale la posizione europea, se si appiattirà sulla politica estera statunitense oppure se sarà capace di farsi mediatrice tra le potenze.
Quel che è certo, però, è che nessuna delle nazioni coinvolte è in grado di affrontare le sfide difficili che l'umanità si trova ad affrontare, possono al più agevolare o evitare un'apocalisse atomica. Che non è cosa da poco, ma ciò significa che sono i popoli del mondo padroni del loro destino, per quanto alla mercé dei rispettivi governi. Perché questo secolo non sarà il secolo cinese o del declino dell'Occidente, ma quello della sopravvivenza della civiltà o dell'emergere definitivo della barbarie.
martedì 27 agosto 2013
Biancaneve, Cappuccetto Rosso e la guerra
E' arrivato il momento della guerra alla Siria, a quanto pare. Il ministro degli esteri Bonino ha già dato la disponibilità all'attacco, ma solo sotto l'egida dell'ONU. Il solito film già visto, con la differenza che Kerry, a differenza di quanto fece Powell nel 2003, non ha presentato fialette o qualche altro genere di 'prova'. Del resto, recitano fonti USA, "ci sono pochi dubbi" sull'impiego di armi chimiche e, insiste Kerry, l'uso dei gas è "un'offesa a tutta l'umanità".
Ragioniamo dando per scontato che le accuse siano vere, regredendo quindi a un'ingenuità livello Biancaneve e Cappuccetto Rosso. Vuol dire che ammazzare gente con armi più convenzionali è invece un segno di rispetto per l'umanità? E perché poi dovrebbero farsi paladini gli USA di questa crociata anti-Assad?
Nell'efficiente mentalità anglosassone, chi sbaglia paga. E gli USA meno di dieci anni fa hanno preso un abbaglio enorme - stanno sempre ragionando Biancaneve e Cappuccetto Rosso, ricordiamo bene - nel ritenere l'Iraq di Saddam Hussein in possesso di armi di distruzione di massa e nel muovergli guerra. Sarà prevista qualche penalità, in caso di nuovo buco nell'acqua?
Neppure Cenerentola e Biancaneve potrebbero pensarlo. Chissà se per l'imminente guerra in Siria si formerà un imponente schieramento pacifista, come quello che nel 2006 il New York Times definì "la seconda potenza mondiale dopo gli USA". Visti i precedenti del recente attacco in Libia, si direbbe che nell'Europa martoriata dalla crisi c'è poco da sperare, abitata com'è da persone troppo concentrate sulla sopravvivenza quotidiana. Ci chiamavano 'anime belle' i nostri detrattori, adesso invece sembra che siamo 'maturati', cinici e distaccati al punto giusto, in attesa di esultare per il prossimo decimale di PIL che segni l'uscita dalla repressione e, per dirla alla Letta, l'arrivo nell'agognata Terra Promessa. E' un vero peccato perché, se dessimo uno sguardo alla piazza, troverebbero Biancaneve e Cappuccetto Rosso a manifestare. Forse la loro l'anima non è più bella, ma almeno ce l'hanno ancora.
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lunedì 12 agosto 2013
Dura lex, ma inutile
La reazione maggioritaria alla tradegia del ragazzo quattordicenne romano suicida per le molestie a sfondo omofobo è stata quella di sollecitare con urgenza l'approvazione della legge contro l'omofobia, che rischia di essere affossata per le riserve del centro-destra. Finché questa posizione viene dai politici, posso comprenderla: lo Stato può limitarsi solo a sanzioni e prescrizioni negative non può fare, è implicito nella sua mission. Ma che la società civile aspetti questo provvedimento legislativo come una panacea francamente lo trovo sconcertante, è ignorare la storia.
Nel 1996, ad esempio, finalmente venne varata una nuova legge contro lo stupro e la violenza sessuale, che venivano trasformati da reati contro la morale a reati contro la persona; da allora i condannati per tali crimini subiscono una pena più equa, ma la situazione non è migliorata affatto, come testimonia il drammatico fenomeno del femminicidio - per il quale a sua volta si richiede una legge speciale, senza capire come questa aggravante possa avere qualche valore per una donna uccisa e un omicida che spesso si toglie a sua volta la vita.
Se esistono leggi contro la violenza sessuale, l'istigazione razziale, la negazione dell'Olocausto ecc. è perché esistono il maschilismo, il razzismo, l'antisemitismo, tutte situazioni che non si risolvono e tantomeno si tamponano con una maggiore permanenza in galera o sanzioni pecuniarie. Il cambiamento culturale non può arrivare dallo Stato, ma solo dal tessuto sociale. E se esistono delle situazioni di conflitto nella società, invece di soffocarle aumentando solamente i rancori si potrebbe cercare di favorire un dialogo opportunamente sorvegliato per evitare che i toni forti possano degenerare in violenza.
Forse sarebbe il caso di far parlare la maggioranza 'silenziosa' (e sicuramente ignorante) e ascoltare i loro argomenti. Se si lasciasse parlare David Irving e i vari storici negazionisti, li si potrebbe pubblicamente confutare, oppure capire se veramente hanno qualche argomento valido; si potrebbero sentire le ragioni di chi sostiene misure di discriminazione sessuale o razziale e, nell'incapacità di sostenere argomentazioni in un contesto democratico, sarebbero palesi i pregiudizi spacciati per dati 'atavici' e 'naturali'.
Non vorrei piuttosto che l'urgenza di tutte queste leggi derivasse dall'incapacità di confrontarsi di gente che, di fronte a grandi bugie, sia buona solo a sciorinare delle mezze verità; dalla sfiducia nel dibattito e nel confronto, sale della democrazia, in favore di un repertorio preconfezionato di opinioni politically correct. Il classico atteggiamento di idealisti disillusi, per intenderci, che non credono più nei loro stessi valori.
Ho seri dubbi sul fatto che, se fosse già stata in vigore la legge in discussione in Parlamento, quel ragazzo romano sarebbe ancora vivo. Se avesse trovato sollievo in qualche soluzione legale avrebbe comunque potuto trovare diversi appigli nelle normative già previste. Quello che voleva era solo un ambiente più aperto e più umano, cosa che nessuna legge avrebbe potuto mai garantirgli.
martedì 30 luglio 2013
La Terra Promessa e l'Isola che non c'è
Non è assolutamente il caso di dedicare un blog alle sparate dei politici, si correrebbe il rischio di dover rimanere connessi 24 ore su 24 postando robacce. Ma quando abbandonano i tradizionali toni della polemica spiccia e campanilistica per usare quelli visionari e profetici, allora siamo di fronte a dichiarazioni mirabili che non si possono ignorare.
Ieri Enrico Letta, nella conferenza stampa tenuta ad Atene insieme al premier greco Samaras, si è prodotto in uno slancio dialettico degno di un membro del Bilderberg: "Deve
essere chiaro che i sacrifici non sono sacrifici fini a se
stessi, non sono l'obiettivo, ma lo strumento per arrivare alla
terra promessa'', e alla oramai sorpassata triade 'libertà, uguaglianza, fraternità' della rivoluzione francese ne ha sostituita un'altra basata su crescita, lavoro, stabilità.
Probabilmente neppure Hitler, Mussolini, Stalin o Mao sono riusciti a condensare tanta ideologia in così poche parole, rivolte per altro a persone che evidentemente devono soffrire di qualche grave forma di sindrome di Stoccolma, stato psicologico che porta una persona vittima di abusi a provare simpatia per i propri persecutori.
Sul perché dovremmo amare la crescita, cioé il PIL, ci sono intere schiere di economisti di ogni orientamento a spiegarcelo, dai neoliberisti più estremi ai keynesiani più accaniti, attraverso delle tautologie che non reggoni a un minimo di esame critico ma, proprio perché tautologie, sono vere a prescindere. Ma il lavoro? Perché la gente dovrebbe voler lavorare nella Terra Promessa in cui il novello Mosé ci vuole condurre? Ok, non ha promesso il paradiso terrestre, ma forse per la gente comune, costretta a ritmi di lavoro infernali o al contrario ad elemosinare un lavoro, non sarebbe meglio preconizzare una riduzione del lavoro attraverso un massiccio ricorso a macchine e computer?
Ma il più sensazionale è sicuramente l'ultimo appello, quello alla stabilità. "Voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia con un piano quinquennale e la stabilità", cantava negli anni Ottanta una strofa di una canzone della punk band CCCP, ma si trattava di satira politica. Qui invece Letta, in una dichiarazione congiunta al popolo italiano e a quello greco, annuncia solennemente il diritto divino della casta dirigente a perpetuarsi, 'stabilizzandosi' attraverso strumenti quali il presidenzialismo e l'accentramento dei poteri nelle mani del governo. Almeno nella Terra Promessa biblica ci furono ribellioni a Saul e alla dinastia davidica.
Bisogna apprezzare la sincerità di Letta - o forse la sua incapacità a parlare a platee diverse da quelle dei poteri forti internazionali - per aver chiarito espressamente, senza false retoriche, i motivi reali per cui i popoli europei dovrebbero svenarsi. Bisogna essere lieti del fatto che il nostro premier non abbia speso parole per concetti futili e dannosi per lui e chi lo sostiene, quali un ambiente ecologicamente sano, una maggiore giustizia sociale, una vita più parsimoniosa ma svincolata dalla dittatura volubile del lavoro, e prenderne atto. Certo significa assumersi dei gravi rischi, ad esempio di essere tacciati per terroristi - in Val di Susa ad esempio, si stanno violando pesantemente crescita, lavoro e stabilità, e quindi scatta inevitabile la punizione. Ma la violenza non c'entra assolutamente nulla.
Molto pacatamente si tratta di spiegare a Letta e a tutti i suoi accoliti che noi, della nuova triade di valori, non sappiamo cosa farcene: saremo conservatori e obsoleti, ma ci riconosciamo ancora in quella di duecentoventuno anni fa. Alla Terra Promessa preferiamo l'Isola che non c'è.
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martedì 23 luglio 2013
La goccia e il vaso
Esiste un motivo per cui degli Stati capaci di chiedere ai propri funzionari di compiere atrocità terribili, anche pubblicamente, chiedono la testa di ministri che commettono leggerezze quali non pagare i contributi alla governante e simili. Lo Stato-nazione, contrariamente ai tanti che ritengono la sua esistenza 'naturale' e 'atavica', è in realtà un misto di utopia e di coercizione, essendo l'unica forma di associazione umana obbligatoria. Hobbes, Locke e Rousseau hanno legittimato la sua esistenza parlando di un misterioso 'contratto di sociale' di cui nessuno ha mai trovato traccia, e che comunque non potrebbe impegnare in eterno anche le generazioni future del tutto ignare di questo accordo.
Lo Stato-nazione si fonda sull'idea per cui i membri dell'entità statale non solo riconoscono tra di loro una comunanza culturale, ma pensano che questa abbia anche risvolti politici ed economici: per tale ragione, gli abitanti di Corsica e Sardegna ad esempio devono sentirsi separati tra loro - per quanto le coste delle due isole siano visibili a occhio nudo - e provare invece una comunanza con Parigi e Roma.
Se viene meno questa credenza, crolla di colpo tutta l'impalcatura ideologica di legittimazione. Succede come a un cristiamo che, da un giorno all'altro, smettesse di credere in Dio: Papa, cardinali, vescovi, Vaticano ecc. che prima avevano un significato profondo, diventerebbero solo inutili e costosi orpelli burocratici. Né più né meno accadrebbe per Presidenza della Repubblica, Parlamento, Governo e quant'altro.
Quando i politici dimostrano 'senso dello Stato' dimettendosi in seguito a scandali ed errori, di fatto compiono un'importante opera di propaganda, che a poco che fare con l'etica. Il famoso caso Watergate, che vide implicato Richard Nixon, non fa eccezione: rispetto ai crimini commessi - basti pensare all'eliminazione anche fisica di dissidenti politici attraverso il programma segreto COINTELPRO o i bombardamenti del Laos e della Cambogia - aver piazzato qualche cimice nei locali di una convention dei Democratici è come fare un piccolo taccheggio al supermercato.
Per tornare alla cronaca degli scandali recenti, è evidente che ad Alfano, Berlusconi e al PDL in generale frega poco dello Stato, sono evidentemente altre le loro priorità. Eppure, come Napolitano sicuramente saprà, stanno tutti pericolosamente giocando con il fuoco. Non è ideale provocare una popolazione spremuta sempre di più dalle tasse e dai tagli, che vede il proprio voto elettorale distorto in nome dell'obbedienza a potentati sovrannazionali, e a cui una casta privilegiata senza pudore di rinunce impone arrogantemente sacrifici. Non siamo alla vigilia della Rivoluzione francese, ma un profondo senso di disgusto e indignazione cova già da tempo, e nessuno può sapere che forme può prendere.
Lo Stato-nazione si fonda sull'idea per cui i membri dell'entità statale non solo riconoscono tra di loro una comunanza culturale, ma pensano che questa abbia anche risvolti politici ed economici: per tale ragione, gli abitanti di Corsica e Sardegna ad esempio devono sentirsi separati tra loro - per quanto le coste delle due isole siano visibili a occhio nudo - e provare invece una comunanza con Parigi e Roma.
Se viene meno questa credenza, crolla di colpo tutta l'impalcatura ideologica di legittimazione. Succede come a un cristiamo che, da un giorno all'altro, smettesse di credere in Dio: Papa, cardinali, vescovi, Vaticano ecc. che prima avevano un significato profondo, diventerebbero solo inutili e costosi orpelli burocratici. Né più né meno accadrebbe per Presidenza della Repubblica, Parlamento, Governo e quant'altro.
Quando i politici dimostrano 'senso dello Stato' dimettendosi in seguito a scandali ed errori, di fatto compiono un'importante opera di propaganda, che a poco che fare con l'etica. Il famoso caso Watergate, che vide implicato Richard Nixon, non fa eccezione: rispetto ai crimini commessi - basti pensare all'eliminazione anche fisica di dissidenti politici attraverso il programma segreto COINTELPRO o i bombardamenti del Laos e della Cambogia - aver piazzato qualche cimice nei locali di una convention dei Democratici è come fare un piccolo taccheggio al supermercato.
Per tornare alla cronaca degli scandali recenti, è evidente che ad Alfano, Berlusconi e al PDL in generale frega poco dello Stato, sono evidentemente altre le loro priorità. Eppure, come Napolitano sicuramente saprà, stanno tutti pericolosamente giocando con il fuoco. Non è ideale provocare una popolazione spremuta sempre di più dalle tasse e dai tagli, che vede il proprio voto elettorale distorto in nome dell'obbedienza a potentati sovrannazionali, e a cui una casta privilegiata senza pudore di rinunce impone arrogantemente sacrifici. Non siamo alla vigilia della Rivoluzione francese, ma un profondo senso di disgusto e indignazione cova già da tempo, e nessuno può sapere che forme può prendere.
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