martedì 18 agosto 2015

Tre di tre

Non credo che Matteo Salvini sappia chi sia Georges Sorel, sindacalista rivoluzionario vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, ma l'idea del leader leghista di bloccare l'Italia per tre giorni per mettere in crisi le casse dello Stato mi ha fatto venire in mente la teoria dello sciopero generale a oltranza del pensatore francese (il quale del resto negli ultimi anni di vita mostrò qualche simpatia per l'estrema destra fascisteggiante). 
Ovviamente, non bisogna prendere troppo sul serio gli slogan di Salvini, specialmente se coincidono con un calo nei sondaggi elettorali. Non c'è nulla di male però nel giocare con la fantasia immaginando che cosa potrebbe succedere se davvero si realizzasse un evento simile. Ad esempio, come reagirebbe la gente se si accorgesse di poter vivere per tre giorni senza quei beni di consumo che oggi come oggi vengono ritenuti imprescindibili? E senza le garanzie offerte dallo Stato?
Forse dopo tre giorni molti non vorrebbero più tornare alla 'normalità' - virgolette d'obbligo per un sistema che sta creando crisi ambientali e sociali di ogni genere. Forse farebbero anche a meno dei vari 'Matteo' - Salvini e Renzi - in un rinnovato sforzo di autodeterminazione contro le metastasi neoliberali e populiste. O forse non succederebbe proprio nulla, chissà. Sta di fatto che quest'esperienza andrebbe forse tentata. Dal diamante non nasce niente, ma persino da Salvini forse possono nascere i fiori.

lunedì 27 luglio 2015

Tagli e ritagli storici

Che la sanità sia presa di mira quando si parla di tagli di bilancio non è certo una novità. Quel che mi lascia sempre interdetto, quando sento parlare di soppressione delle prestazioni non necessarie, di eliminazione di enti inutili e soprattutto di recupero di somme evase dal fisco, è che se ne parla sempre come di ricette applicabili da subito, dando quindi implicitamente per scontato che esistono inadempienze, inefficienze e addirittura illegalità alla luce del sole che vengono tollerate per qualche strana ragione. Forse non così 'strana', dal momento che le logiche clientelari hanno sempre strizzato l'occhio agli opportunismi della politica. 
Anche le sforbiciate alle tasse si possono basare su presupposti clientelari, specialmente se il proprio partito registra un brusco crollo di consensi. Nella vittoria alle ultime elezioni europee, si parlò molto dell'effetto provocato dagli 80 euro in più in busta paga, un provvedimento tutto sommato più di 'sinistra' e comunque molto meno oneroso per le casse dello stato.
Durante la crisi greca, Padoan e Renzi hanno insistito a più riprese sulla solidità dei conti pubblici italiani, proprio nel momento in cui il debito pubblico raggiungeva il massimo storico. Del resto, anche qualsiasi cosa faccia Renzi deve per forza essere 'storica', non può accontentarsi di una manovra economica 'normale' che non 'cambia l'Italia'. In un momento delicatissimo, si sceglie sostanzialmente per un salto nel buio, non sappiamo se con o senza l'approvazione dei potentati europei (leggi Germania) e della varie troike. Quel che è certo è che bisogna stare pronti ad atterraggi poco morbidi e, qualora capiti una fila ai bancomat, occorre rimanere pazienti ed essere pronti a farne un'abitudine.

mercoledì 1 luglio 2015

Questa non è Sparta: siam più di 300

Andrea Strozzi, decrescente e blogger che collabora con il Fatto quotidiano, scommette sulla vittoria del sì al referendum greco del 5 luglio per approvare o meno le ricette economiche previste dalla UE: per mancanza di coraggio e bravura solo a parole, a suo giudizio.
Da decrescente convinto, ho paura che l'atteggiamento di Strozzi faccia da ottima sponda ai nostri detrattori, che possono così gridare all'ennesimo caso di una persona privilegiata che, una volta intrapresa la strada del downshifting e della semplicità volontaria, condanna senza appello - e persino aprioristicamente - persone in gran parte meno fortunate di lui.
Il referendum del 5 luglio è una novità assoluta nella storia recente. La Grecia ha la chance che i paesi del Sud del mondo strozzati dal debito non hanno mai avuto, se si fa eccezione per il caso argentino del 2001, che in quel caso fu opera di una sollevazione popolare contro il governo in carica. Qui invece ci troviamo di fronte a un'iniziativa 'rivoluzionaria' (virgolette d'obbligo: si tratta pur sempre di una rinegoziazione di debito camuffata) passata attraversa la perfetta adesione ai meccanismi parlamentari.
Forse, una volta che la crisi distruttiva del capitalismo senile investe i paesi occidentali, non sono più possibili le classiche tattiche violente dei potentati internazionali - non si possono condurre bombardamenti o creare le condizioni per colpi di stato - per cui è probabile che, in caso di vittoria del NO, il tanto temuto effetto contagio possa dispiegarsi anche in altri paesi dell'Europa mediterranea. Tuttavia, anche una vittoria del SI non potrebbe far dormire sonni tranquilli: ne perderebbe l'autorevolezza del governo Tsipras, smentito dal suo popolo, ma gli effetti devastanti di un ulteriore dose di austerità sicuramente convincerebbero molti greci a trovare successivamente quel 'coraggio' che Strozzi rimprovera loro di non avere.
Sicuramente il 5 maggio vota il popolo greco, ma non solo per il loro futuro. Una vittoria del NO sarebbe un ostracismo nei confronti della UE la quale, ironia della sorte, ha un atteggiamento che ricorda per molti versi l'imperialismo della Lega di Delo verso le polis satelliti. E potrebbe spianare la strada, coraggio o non coraggio, a comprendere che la differenza sostanziale tra decrescita felice e triste austerità, con buona pace di certi commentatori. 

giovedì 21 maggio 2015

Problemi di azione o di comunicazione?

Mi sono ascoltato tutta la registrazione clandestina del colloquio tra Beppe Grillo e alcuni parlamentari del M5S 'dissidenti', il cosiddetto Grillo-leaks. Se speravo di scoprire chissà quale retroscena occulto, sono stato deluso, perché dal colloquio emergono solo degli emeriti segreti di Pulcinella: che le espulsioni dal movimento sono state orchestrate da Grillo e Casaleggio, che il comico genovese - malgrado la difesa a spada tratta in pubblico - si vergognava profondamente delle performance pubbliche di alcuni pentastellati, che il gruppo parlamentare del M5S è sempre stato fortemente diviso al suo interno. Per il resto, la sonora batosta alle elezioni europee viene addebitata a 'problemi di comunicazione'.
'Problemi di comunicazione' è la stesso argomento adottata da Renzi e la sua cricca di governo per spiegare le ragioni dell'opposizione degli insegnanti alla 'buona scuola'. Ed era sostanzialmente anche il leit-motiv delle grandi organizzazioni transnazionali (FMI, Banca Mondiale, ecc.) di fronte alle nutrite contestazioni alla globalizzazione neoliberista. Questa concezione è abbastanza offensiva nei confronti dei propri interlocutori, perché sottinde implicitamente che sono degli idioti.
Ma del resto è anche naturale che con il potere si instauri una dialettica di questo genere. Secondo il grande sociologo Manuel Castells, il potere non è solo coercizione ma anche e soprattutto capacità di costruire significati nell'immaginario collettivo. Se questi significati non vengono più accettati supinamente, è inevitabile che chi li ha creati ci veda esclusivamente una mancanza di comprendonio.
Se per chi detiene il potere (Renzi) questa logica è inevitabile, per chi non ce l'ha (M5S tra gli altri) la riflessione sui 'significati' andrebbe ulteriormente approfondita. Vediamo alcune spiegazioni plausibili:

1) i 'significati' non esistono, oppure solo sono degli slogan che cozzano palesemente con la realtà. 'Uno vale uno' sembrerebbe rientrare in quest'ultima ipotesi;
2) i 'significati' non fanno presa sulle menti delle persone perché non li convincono o perché non sono sostenuti adeguatamente. Vedi le proposte del 'sacro programma' pentastellato;
3) ti sei adeguato ai 'significati' del tuo avversario, vedi discussione incentrata esclusivamente su legge elettorale, ritorno alla crescita, ecc. E qui rieccheggiano le parole sconsolate di Grillo nel nastro clandestino, 'siete diventati dei politici'...

In ogni caso, c'è solo una certezza: per chi è al potere, 'comunicare' è un imperativo categorico, per chi non lo ha è il 'fare' ad assurgere a priorità. Problemi di azione, forse, più che di comunicazione. 



martedì 5 maggio 2015

Ave Matteo, rottamatori te salutant

Scrive dalle pagine dell'Huffington Post Italia Marco Gray (presidente dei giovani imprenditori di Confindustria) per sostenere l'Italicum:

"L'Italicum forse non è perfetto, ma è stato pensato, discusso, modificato, votato, ridiscusso e rivotato per 14 mesi. In 14 mesi il prezzo del petrolio si è dimezzato e gli USA hanno quasi raggiunto l'indipendenza energetica, Alitalia è stata venduta agli Emirati Arabi e la Fiat ha trasferito la propria sede ad Amsterdam, la Cina è il primo Paese per PIL con più di 17mila miliardi di dollari; in Italia, un giovane uno su due è diventato disoccupato".

Ora che l'Italicum è legge dello Stato, Gray (insieme a Renzi e a tutta la sua cricca) sarà alquanto soddisfatto, io invece sono terrorizzato all'idea di aver consegnato un potere quasi assoluto a persone che, come il 'giovane imprenditore', si fanno allettare dalle false promesse del fracking, vedono la Cina come un esempio da imitare, ritengono che l'automibile debba essere un elemento centrale della politica industriale anche per il futuro. 
Almeno però, pensano in molti, una volta finita la discussione sulla legge elettorale, governo e parlamento potranno finalmente occuparsi delle questioni 'serie'. Una militante del PD siciliano mia amica su Facebook scrive stamattina dal suo profilo, commentando l'approvazione dell'Italicum:

"Comprendo i dubbi e in parte li condivido, e' altrettanto vero che difficilmente possa realizzarsi una riforma "ideale", tutto è perfettibile certo ; e' più realista pretendere che i politici SVOLGANO IL LORO LAVORO SERIAMENTE ! Il contesto adesso è questo! ci occupiamo del lavoro finalmente?"

 Quello che sembra sfuggire, a lei come a molti militanti del PD, è che il governo Renzi si è già abbondantemente occupato lavoro varando il Jobs Act. Idee un po' confuse da parte di qualcuno?
Anche i più grandi detrattori del capo del governo - e il sottoscritto si iscrive senza riserva a questo partito di 'gufi' - non possono fare a meno di riconoscere due fatti inequivocabili:

- la segreteria di Renzi è di quelle che lascerà un 'prima' e un 'dopo' ben definiti all'interno del PD. I vari bersaniani, dalemiani, cuperliani, rosibindettiani, lettiani, 'minoranza dem' ecc. che pensano di poterlo scalzare non possono illudersi di operare qualche ipotetica restaurazione, anche perché il PD fin dalle origini è stato null'altro che un brand, una scatola vuota. E diciamoci la verità:  Matteo Renzi ha fatto gran parte di quel lavoro 'sporco' - in particolare in materia di lavoro - che loro non sono mai stati capaci di potare a termine;
- Renzi, dopo la vittoria alle primarie, ha sempre parlato abbastanza chiaro riguardo alle sue idee in materia di lavoro, ammettendo candidamente di riconoscersi nei vari Ichino, Zingales, Marchionne e Davide Serra di turno. Ha riferito a Obama il suo intento di trasformare il Partito Socialista Europeo in 'Democratico' per rottamare per sempre qualsiasi riferimento alla socialdemocrazia. 

Renzi insomma è quello che è, ma ha le idee molto chiare e si fa pochi scrupoli per metterle in pratica: sono altri nel PD, a vario titolo, a dover finalmente prendere una posizione netta, inequivocabile e soprattutto coerente con quello che - volenti o nolenti - è diventato il loro partito.

domenica 19 aprile 2015

I Draghi e la Freemont

"Nemmeno 600 milioni di euro destinati a piovere sulle buste paga dei lavoratori Fiat riescono a ricucire il fronte sindacale che si contrappone a Sergio Marchionne", sbotta il giornalista Flavio Bini dalle pagine dell'Huffington Post Italia, il quale, con uno dei suoi soliti titoli a effetto, aveva annunciato che 'Marchionne mette fine al conflitto capitale-lavoro', per la scelta di legare unilateralmente gli aumenti contrattuali agli utili aziendali di FCA ('far partecipare i lavoratori agli utilizi aziendali', nel linguaggio delle PR).
Con ogni probabilità, si tratta di uno dei più grandi successi del padronato degli ultimi anni, perché slega gli aumenti da qualsiasi competenza o 'merito' dei lavoratori (per usare espressioni molto in voga) per sottometterli ad azioni di responsabilità esclusiva del management perché, a differenza di quanto accade in Germania, i sindacati non sono membri del consiglio di amministrazione. Destini dei lavoratori che dipenderanno da capolavori tecnologici quali la Freemont.
Ma di cosa preoccuparsi, la ripresa economica non è forse arrivata? Su Repubblica, leggiamo di un Mario Draghi rinsavito dall'attentato ai coriandoli precisa che "i driver sono bassi prezzi del greggio e le nostre decisioni di politica monetaria", cioé insomma ci troviamo di fronte a una situazione totalmente artificiosa, che non può durare nel tempo, forse giusto il tempo che si inceppi la 'locomotiva' statunitense, che dovrà fare i conti con il picco dello shale gas. Prima ci rendiamo conto di tutto questo ed è meglio per tutti, passando da Landini a Marchionne.

mercoledì 1 aprile 2015

Estremismo stabilizzatore

Alla faccia dei tanti ammiratori, anche sinistroidi, del Front National di Marie Le Pen, il centro-destra gollista è resuscitato alle elezioni amministrative francesi, ottenendo probabilmente il più grande successo della storia (si fa per dire, quando l'affluenza alle urne fatica ad arrivare al 50%). Persino un impresentabile politico come Nikolas Sarkozy è riuscito a tornare alla ribalta.
Ho la netta impressione che, a parte qualche fuoco di paglia locale, in tutti i paesi i vari estremismi di destra saranno sconfitti dal loro corrispettivo 'moderato' (che in Italia ad esempio prenderà l'aspetto del PD) e tutto ciò rafforzerà l'impressione che ho sempre avuto, cioé che l'estremismo di destra, malgrado tante giaculatorie sulla sovranità nazionale e l'uscita dalla UE, sia funzionale ai vari potentati neoliberale, di destra o di sinistra che siano.
E' vero, il FN ha ottenuto il 40% dei consensi, per cui al netto dell'astensione riceve il sosteno di circa il 25% dei francesi, ma sarà sufficiente per fermare la coalizione rosso-blu (a questo punto decisamente più blu) che sosterrà a spada tratta il candidato presidente opposto alla leader del FN? Molto improbabile.
Insomma, l'estrema destra mi sembra un ottimo strumento al servizio delle strategie il cui fine è cambiare tutto per non cambiare niente, utile per prendere elementi di contestazione reale (la dittatura bancaria europea, ad esempio) e gettarli alle ortiche snaturandoli; mentre le coalizioni 'avverse' si sentiranno 'costrette' a qualche misura anti-immigrazione più severa e/o a qualche trovata a effetto sulla 'sicurezza'.
Matteo Salvini, avendo forse fiutato l'aria che tira, è tornato sui suoi passi accettando l'accordo con Forza Italia, una manovra probabilmente non piaciuta a Casa Pound e agli altri improvvisati alleati di questi ultimi tempi. Tutto sembra pronto per il solito copione: affluenza ai minimi storici e 'straripante' affermazione del PD, che permetterà a Renzi di vantarsi di essere un 'vincente'. Anche in Italia, si direbbe che l'estremismo di destra, se non esistesse, bisognerebbe inventarlo